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France Italie - Dossier Congiuntura: Il mondo che verrà Stampa

Natale sarà il primo barometro importante sui consumi. Ma l’Ocse già prevede una frenata per i Paesi industrializzati in uno scenario di ribasso di inflazione. Per Fitch è scongiurata l’ipotesi deflazione, ma la recessione sarà una delle peggiori dalla Seconda Guerra mondiale. Il 2009 sarà un difficile banco di prova per costruire un modello economico più solido e stabile sostenuto da un sistema bancario e finanziario sano.

chelCredits : Arnaud TERRIER/Mairie de Paris

A giudicare dalla folla nelle strade parigine dello shopping, non si direbbe proprio che siamo in recessione. Eppure i dati dell’Ocse parlano chiaro: Eurolandia è in una fase di crescita negativa. Fortuna, per i grandi magazzini, che a sostenere gli acquisti, soprattutto quelli di fascia medio alta, ci sono i ricchi che vengono da ogni angolo del mondo: dai Paesi dell’Est innanzitutto, ma anche da Medio Oriente e Asia. Gente, questo si sa che non bada a spese. Quanto alla Vecchia Europa, secondo un recente studio di Deloitte sul Natale e l’anno che verrà, il 60% degli europei si prepara ad avere un minor potere d’acquisto nel 2009.

I Paesi più sensibili al rallentamento dovrebbero essere Irlanda, Spagna, Svizzera e Belgio. Meno colpiti Francia, Italia e Portogallo, invece, che hanno subito però nell’ultimo scorcio di anno un deciso rincaro dei prezzi. In altre parole, il mondo sta cambiando. Non solo l’Europa, ma tutto il mondo sviluppato. E le spese natalizie saranno il primo barometro di un rallentamento che apre anche una fase di consolidamento per le imprese occidentali: alla fine di questo momento storico, quando la crescita ripartirà, sul mercato resteranno le imprese più competitive, qualitativamente migliori, sia sotto il profilo dei prodotti che della solidità finanziaria. In tal senso Francia e Italia, regine della moda, del buon gusto e del savoir faire, hanno una partita importante da giocare nel grande scacchiere del commercio internazionale. I prossimi mesi saranno dunque cruciali per la costruzione di una nuova economia mondiale che potrà contare su un rinnovato sistema finanziario. Forse più Old economy, ma certamente più responsabile.

 

Intanto Eurolandia è già in recessione

L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, nell’Economic Outlook, disegna un quadro a tinte fosche per il 2009. A cominciare dagli Stati Uniti che, secondo le prime stime dell’Ocse, registreranno un PIL in frenata (-0,3%) nel terzo trimestre e un crollo nel quarto (-2,8%), che saranno solo un assaggio rispetto ad un 2009 in contrazione dello 0,9%, dopo il magro +1,4% di quest’anno. I Quindici passeranno dalla flessione dello 0,5% del terzo trimestre 2008 al ribasso dell’1% del quarto, con un 2008 in espansione dell’1,1% e un 2009 migliore rispetto agli Usa, ma pur sempre in calo dello 0,5 per cento. Il Giappone, invece, se la caverà con una crescita dello 0,5% nel 2008 e un ribasso dello 0,1% nel 2009.

 

Frenata breve, ma intensa

E’ forse questa una delle migliori notizie che oggi gli economisti possono dare: la recessione non durerà a lungo. Anche se, ad onor del vero, non tutti gli esperti concordano su questo punto. Per l’Ocse, la ripresa, sia pure timidamente, arriverà nel 2010 e sarà naturalmente a macchia di leopardo. L’Europa dovrebbe ripartire con un tasso dell’1,2%, gli Stati Uniti con l’1,6% e il Giappone con un più modesto +0,6 per cento. Tuttavia l’accelerazione o il rallentamento dipenderanno dalla capacità dei governi e, più in generale, delle istituzioni, di ascoltare e agire secondo le esigenze di imprese e cittadini. “In presenza di una crisi profonda e prolungata, servono ulteriori misure d’aiuto all’economia,- ha spiegato in un incontro a Parigi, Joergen Elmeskov, il capo-economista ad interim dell’Ocse - perché mentirei se dicessi che la probabilità di deflazione è zero, anche se si tratta di un’ipotesi remota che si verificherebbe solo con l’intensificarsi della crisi”... Il seguito sul numero 493 del Magazine France Italie .

 

Fiorina Capozzi



 

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