| France Italie - Dossier Energia: Verso una nuova politica energetica |
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La volatilità del prezzo del greggio ha messo in allerta governi ed imprese. Bruxelles spinge per una maggiore autonomia del Vecchio Continente. Al convegno di Sciences Po di gennaio 2009, organizzato in collaborazione con l’Ambasciata italiana a Parigi e l’Ambasciata di Francia a Roma, un confronto sul futuro, sulle strategie e sulle soluzioni possibili compatibilmente con le esigenze economiche ed ambientali.
Il petrolio che naviga attorno ai 40 dollari non rende certo conveniente investire in energia nucleare o alternativa. Per motivare economicamente scelte del genere c’è bisogno di un minimo di 50 dollari per l’atomo fino ad una soglia di almeno un centinaio di dollari per le sabbie bituminose. Tuttavia strategicamente non ci sono prezzi che tengano di fronte all’esigenza degli Stati di arrivare ad una maggiore autonomia energetica, evitando così crisi economiche che derivano da un prezzo del petrolio alle stelle. Sotto il semplice profilo dell’analisi economica, la stima delle quotazioni future del greggio è tuttavia essenziale per strutturare i piani di investimenti dei grandi gruppi che operano nel settore energetico.Progetti che, nella realizzazione degli impianti, possono richiedere più di una decina di anni di lavoro. Ma il punto critico di tutta la faccenda è che nessun analista è oggi in grado di fare una previsione sul trend del greggio a medio termine. Nell’ultimo anno le quotazioni del petrolio hanno infranto ogni regola storica finendo in balia della speculazione e diventando estremamente volatili. Una tendenza, quella dell’instabilità dei prezzi, che può persino avere un effetto negativo sui tempi delle decisioni di investimento delle aziende nonostante il fatto che molte società abbiano il vantaggio di avere alle spalle un solido socio pubblico che sostiene i loro progetti. Di qui, tenuto anche conto delle problematiche politico-economiche di vicende come quella del gas russo in Ukraina, la volontà di Bruxelles di muoversi a favore di una politica energetica comune obiettivo essenziale per assicurare al Vecchio continente una maggiore sicurezza nell’approvvigionamento. L’Europa alla ricerca di nuova energia Grazie a giganti francesi come Edf e Areva, l’Unione, sotto il profilo della tecnologia nucleare, è un passo in avanti rispetto ad altre aree del mondo. Tuttavia, come più volte sottolineato da capi d’azienda del calibro di Pierre Gadonneix, numero uno di Edf, è necessaria una politica energetica comune. Una strategia europea che, certamente punti sul nucleare, ma che tenga in dovuto conto tutte le diverse fonti energetiche. “L’approvvigionamento di combustibili fossili in Europa è, oggi, una questione centrale: infatti, anche considerando una riduzione dei consumi e della domanda al 2020 resta la forte necessità di costruire nuove centrali per il settore elettrico ed il gas – spiega Carlo Tamburi, responsabile internazionale dell’Enel, nell’incontro parigino sul tema “I cambiamenti climatici: sfide ed opportunità per la società, l’economia, la ricerca e lo sviluppo tecnologico in Europa. Una contribuzione Franco-Italiana”, organizzato da Sciences Po in collaborazione con l’Ambasciata italiana a Parigi e l’Ambasciata di Francia a Roma - Da un punto di vista politico l’Europa intera ha fatto l’errore di non investire per un lungo periodo di tempo; sembra arrivata l’ora di recuperare il terreno perduto. Si consideri che esiste un grande gap di ricostruzione per il quale l’unica soluzione sono gli investimenti; a causa dell’aumento della domanda energetica da parte delle economie crescenti, come India e Cina, i costi di questi investimenti sono aumentati in misura sproporzionata, ed i ricavi sono deboli: nel contesto di una crisi finanziaria il peso di tali conseguenze è facilmente immaginabile”. Per questa ragione la questione del pacchetto clima-energia e, più in generale, delle tematiche ambientali deve essere inscritta all’interno di un dibattito molto più vasto e complesso. Enel suggerisce, in questo senso, di anticipare queste tendenze con la diversificazione della presenza geografica aziendale, ma anche con la diversificazione delle fonti di approvvigionamento (Slovacchia, Spagna etc.) e gli investimenti in energie rinnovabili, in ricerca ed in sviluppo, anche se la risposta non sarà immediata o economicamente sana nel breve periodo. Il governo italiano, viste anche le scelte del passato di bandire il nucleare dai confini nazionali, queste problematiche le ha ben chiare. Ed è cosciente del fatto che oggi il cittadino italiano paga una bolletta energetica superiore a quella dei vicini francesi. “Il calo del prezzo del petrolio è un fatto positivo – dichiara il premier Silvio Berlusconi in un incontro con i giornalisti in via del Plebiscito. Voi avete paura quando il petrolio è troppo alto, non siete contenti quando invece è troppo basso. Per fortuna il petrolio è sceso. Così risparmieranno anche tutte le famiglie e si ridurranno i costi delle aziende. Ma il nucleare è comunque il futuro... Il seguito sul numero 494 del Magazine France Italie . |






Il petrolio che naviga attorno ai 40 dollari non rende certo conveniente investire in energia nucleare o alternativa. Per motivare economicamente scelte del genere c’è bisogno di un minimo di 50 dollari per l’atomo fino ad una soglia di almeno un centinaio di dollari per le sabbie bituminose. Tuttavia strategicamente non ci sono prezzi che tengano di fronte all’esigenza degli Stati di arrivare ad una maggiore autonomia energetica, evitando così crisi economiche che derivano da un prezzo del petrolio alle stelle. Sotto il semplice profilo dell’analisi economica, la stima delle quotazioni future del greggio è tuttavia essenziale per strutturare i piani di investimenti dei grandi gruppi che operano nel settore energetico.

